È difficile, quasi insostenibile, dover declinare al passato la vitalità di un uomo che è stato, per intero, sostanza presente e operosa. Alberto Sacco non occupava semplicemente uno spazio; egli lo abitava con una carica umana talmente densa da farsi architettura, diventando quel collante strutturale, invisibile eppure forte, capace di tenere insieme le inquietudini e le speranze del corpo insegnante del Liceo Mengaroni.
Sentiva, con una sensibilità politica pura, che la scuola dovesse essere prima di tutto una comunità educante. Per Alberto, l’unità tra i docenti non era un dato d'ufficio, ma una costruzione quotidiana: sapeva che solo restando uniti, solidali nei propositi e nei gesti, potevamo diventare un esempio credibile per i nostri allievi. Guardava a quei ragazzi — così curiosi, così spietatamente attenti a ogni nostra incongruenza — con la responsabilità di chi sa che ogni silenzio o parola pesa sul loro futuro.
Sapeva essere l’anello gentile di una catena che troppo spesso rischia di spezzarsi sotto il peso della burocrazia. Alberto possedeva la rara dote di tradurre il "tecnicismo" in una soluzione piana, quasi domestica. Ma dietro quel garbo non c’era mai debolezza: quando il momento lo richiedeva, sapeva essere risoluto e fermo, con la gravità di un padre saggio che non ha bisogno di gridare per farsi ascoltare. Aveva una visione totale, uno sguardo che abbracciava l’intero perimetro dell’istituto, ma che sapeva fermarsi su ogni singola sfumatura delle storie dei ragazzi.
Chi passava nel tardo pomeriggio lungo via Mengaroni, quando l’imbrunire stendeva i suoi veli sulla città, sapeva di poter contare su quel segno di veglia: la luce della sua finestra era sempre accesa. Lì, nel silenzio degli uffici, Alberto disinnescava le beghe più ostiche, quelle frizioni che avrebbero potuto degenerare in ferite aperte, portando ordine e calma dove urgeva il conflitto.
La sua passione non si esauriva tra le mura scolastiche. La riversava nello sport, nel basket, con lo stesso senso di squadra e di lealtà, e nell'amore assoluto per la propria Famiglia, porto sicuro di ogni sua navigazione. Proprio da questa attitudine al sostegno nasceva il suo occhio di riguardo per i ragazzi più fragili: Alberto non li lasciava mai indietro. Si faceva carico dei loro piccoli e grandi ostacoli, aiutandoli a superarli con una pazienza che era, essa stessa, una forma altissima di insegnamento civile. Sapeva che la forza di una comunità si misura dalla capacità di proteggere i suoi nodi più delicati.
Se ne è andato troppo presto, lasciandoci addosso il gelo di un'assenza che mortifica. Anche nei periodi di lontananza, il pensiero correva a lui; nei momenti di smarrimento tra i meandri del lavoro, il solo ricordo di un suo consiglio bastava a riscaldare il cuore. Ci mancherà Alberto, ci mancherà la sua voce misurata. Ma la sua traccia non svanisce: rimane depositata come un sedimento prezioso, con tutto il suo inimitabile garbo, nelle aule del Mengaroni. È una presenza che continuerà a insegnare, anche nel silenzio.
Giorgio Bramante Donini e tutto il Personale Scolastico del Liceo Artistico Mengaroni